Fashion Journal

Archivi della moda

Costruire un archivio storico con Chiara Arisi

Nel mondo del tessile, dell’abbigliamento e della moda quella di avere un archivio d’impresa sta diventando un’esigenza sempre più sentita. Si tratta di un settore in continua evoluzione che coniuga una metodologia consolidata da tempo con nuove tecniche necessarie per portare avanti progetti di catalogazione digitale. Ne parliamo con Chiara Arisi, docente del primo corso Come si costruisce un archivio tessile e di moda di Archivi della Moda: nella sua esperienza professionale si è occupata, tra gli altri, dell’archivio di Lineapiù, Manteco e Slam Jam.

Arisi, come si diventa consulente degli archivi storici?

Dopo una laurea in in storia dell’arte con una lunga ricerca d’archivio mi sono molto appassionata all’argomento e ho approfondito grazie agli stage all’Archivio Alinari e all’ICCD, l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Nel 2011 mi hanno proposto un tirocinio a Lineapiù, un’azienda di Prato che produce filati per l’alta moda. Quella è stata una bella sfida: partivamo praticamente da zero. Erano poche le aziende, tutte grandi e piuttosto famose, che avevano la lungimiranza di investire e spesso erano realtà che avevano già delle fondazioni alle loro spalle.

Come è andata quando si è trovata sul campo per la prima volta?

Mi sono trovata di fronte a tantissimi materiali in giacenza nei magazzini che nei sei anni in cui sono stata lì sono stati tutti ricollezionati e digitalizzati ed esposti. Ho visto nascere questo bellissimo archivio di cui sono diventata curatrice. Nel frattempo si è cominciato sempre di più a parlare di archivi anche tra i clienti di Lineapiù. Quando mi hanno proposto il progetto di un archivio di tremila punti maglia in provincia di Arezzo, ho accettato. È stato lì che ho pensato di mettermi in proprio, tagliando nel 2017 il cordone ombelicale con l’azienda aprendomi ad altri progetti da consulente.

È andata lei a cercare i clienti o sono state le aziende a venire a lei?

Devo dire il passaparola in questo ambito funziona tantissimo. Quando ero a Lineapiù ho avuto modo di farmi conoscere da tantissime persone ma questo non bastava anche se questo lavoro lo avevo iniziato nel 2011. Anche se i progetti che avevo seguito fino a quel momento erano diversi, mi sono resa conto che applicavo sempre lo stesso metodo. Ho deciso quindi di iscrivermi al corso di Archivi della Moda della Fondazione Fashion Research Italy. Sentivo l’esigenza di un aggiornamento e di un confronto: esiste un metodo archivistico e non è che si possa uscire più di tanto dal tracciato ma in sette anni le esigenze delle aziende erano cambiate, soprattutto sul fronte della digitalizzazione.

Ci racconta come costruisce un archivio storico?

Comincio andando in azienda dove rimango per qualche giorno per vedere quello che c’è nei vari depositi, magazzini o addirittura nelle abitazioni private dei proprietari. Questa è la fase del censimento: mi faccio una mappatura di quello che c’è non solo dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo. Da lì costruisco un progetto tenendo conto delle esigenze del committente in termini di tempi e di risorse. Di solito propongo dei pacchetti in modo tale che l’azienda possa fermarsi quando vuole: un archivio potenzialmente potrebbe non finire mai. Per questo imposto il lavoro in modo che possa maturare nel personale messo a disposizione del progetto una competenza per operare in autonomia. Parto sempre dalle aspettative del cliente che mi deve dire come immagina il suo archivio sia esteticamente che dal punto di vista funzionale. Poi passo alle proposte sui metodi conservativi da adottare e sull’ordinamento. Il materiale va organizzato secondo criteri che ne garantiscano la durata nel tempo e la facile consultazione negli spazi destinati all’archivio.

Poi questo materiale va digitalizzato. Come si procede?

Anche questo aspetto fa parte della prima fase perché non si può ragionare senza la digitalizzazione dell’archivio. Nonostante si agisca così da almeno dieci anni, la catalogazione è ancora molto complessa. Adottiamo un metodo e una terminologia a volte superate, ad esempio, quando si parla di moda. Quindi vanno create le schede da zero e si deve decidere quale software usare con dei costi completamente diversi. Io faccio delle proposte ma è il cliente che decide: il mio lavoro è cercare di fare il meglio con quello che ho a disposizione. È molto diverso da quello che accade quando si ha a che fare con istituzioni pubbliche: quando parliamo di archivi di impresa bisogna accettare dei compromessi.

Il suo alla fine è un ruolo di mediazione.

Lascio sempre le indicazioni su come ritengo che il materiale debba essere archiviato ma mi rendo conto che siano dei progetti costosi e non sempre si può fare tutto. Per esempio sconsiglio anche di fare uscire i pezzi dall’archivio, a meno che non si tratti delle seconde o delle terze copie. Non sempre si ha consapevolezza del proprio patrimonio. In un archivio anche questo va messo a sistema, preparando, ad esempio, la lettera di un legale da far firmare e l’assicurazione.

Una volta creato, come si valorizza un archivio?

La parte che chiamiamo di heritage marketing è importante quanto la fase precedente perché l’archivio non può rimanere una creatura immobile e fine a se stessa. L’archivio si può valorizzare con le visite ma anche con altri progetti collaterali, anche importanti. Quando un’azienda decide di organizzare il proprio materiale, non lo fa solo per dotarsi di uno strumento di ricerca ma spesso lo fa in seno a progetto più ampio di riposizionamento o riqualificazione come accade, ad esempio, in occasione degli anniversari. Quando l’archivio è vivo e costruito attorno al sistema di relazioni esistenti tra i singoli pezzi, diventa qualcosa di più di uno showroom di prodotto. In questo caso il lavoro di chi si occupa di comunicazione diventa più semplice: non c’è bisogno di creare lo storytelling perché nel migliore dei casi il racconto si crea da sé.

Chiara Arisi guiderà i corsisti del primo appuntamento del percorso Archivi della Moda nel workshop che approfondirà nella pratica le dinamiche di ogni fase che compongono il riordino di un archivio storico. Non perderti il corso in partenza il prossimo 13 Ottobre!


Giorgia Olivieri
Giornalista freelance, scrive di moda, costume e cultura. Dal 2011 cura la rubrica BOutique su Repubblica Bologna ed è co-autrice della guida Grand Tour Bologna. Ha realizzato alcuni reportage indipendenti che sono stati oggetto di mostre e pubblicazioni. Collabora con varie testate tra cui Vanity Fair: tra le sue ossessioni la moda secondo i reali inglesi.

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