Fashion Journal

Stampa tessile: le 4 tecniche più utilizzate

Amiamo indossare tessuti stampati con le più diverse fantasie: dai romantici fiori, alle linee moderne e geometriche, ai più divertenti motivi a righe o a pois, e chi più ne ha più ne metta.
Ma ci domandiamo mai come si ottengono queste decorazioni?

Quello della stampa tessile è un mondo vastissimo e molto articolato, analizzabile da diversi punti di vista, che merita uno studio approfondito. Basti pensare che costituisce solo una delle fasi in cui è articolato un processo molto più lungo in cui si inserisce dopo la preparazione del tessuto e prima dell’asciugatura. Seguono poi la fissazione del colore, il lavaggio e da ultimo, ma non meno importante, il controllo qualità.

Dopo avervi introdotto a questa ancestrale disciplina con qualche accenno sulla storia e sull’evoluzione del settore, vi proponiamo oggi una panoramica delle modalità di stampa più diffuse.

Come si differenziano le tecniche di stampa

Possiamo individuare almeno quattro macro aree in cui suddividere le tecniche di stampa su tessuto, ognuna con le sue peculiarità esecutive:

  • la stampa diretta o in applicazione, in cui il colorante viene steso sul tessuto;
  • la stampa transfer in cui il pattern viene trasferito da una superficie alla stoffa;
  • la stampa a corrosione in cui il disegno emerge togliendo colore dalla base;
  • la stampa per riserva in cui il motivo decorativo viene creato coprendo zone già colorate.

All’interno di ognuna di queste categorie si possono poi individuare altre suddivisioni applicative più specifiche, di cui vi parleremo nei prossimi appuntamenti su Fashion Journal.

Ciascuna consente di ottenere effetti differenti sul tessuto, rendendola così più adatta di altre per la decorazione di determinati capi di abbigliamento.

Ad ogni capo la sua tecnica

Se dovessimo stampare un foulard di seta, per esempio, sceglieremmo la stampa diretta a quadro che consente una penetrazione del colore molto profonda permettendoci di ottenere fronte e retro praticamente identici. Pensate se annodando al collo un fazzoletto di Hermes doveste avere alcune parti dai colori brillanti e altre sbiadite, sarebbe terribile!
Invece, per decorare una felpa o un altro supporto molto spesso, una stampa diretta inkjet che ha meno potere imbibente potrebbe essere sufficiente.

Pensiamo ora alle nostre t-shirt con loghi o scritte: quanti col passare degli anni hanno iniziato a creparsi? Ecco quelli sono stati ottenuti con una stampa transfer. Oggi le tecnologie si sono molto evolute e, mescolando elastomeri ai pigmenti, questo problema è stato superato. Con le stampe sublimatiche, grazie al calore, la fibra assorbe i coloranti che ne diventano parte integrante, tanto che al tatto non si percepiscono rialzi.

E’ chiaro come ormai la chimica sia una componente fondamentale della stampa su tessuto ma, se dovessero essere rimasti dei dubbi, la stampa per corrosione li fugherà di certo. Questa tecnica molto particolare avviene grazie all’utilizzo dei cosiddetti riducenti, ovvero agenti chimici che reagiscono “divorando” il colore nelle zone delimitate dal motivo ornamentale prescelto. Un trucco per riconoscerla è osservare se il bordo della fantasia presenta una piccolissima profilatura bianca che lo distingue dal fondo. Molto amata negli anni ’50 era utilizzata per decorare le bluse da portare sotto il tailleur con piccoli dettagli bianchi a contrasto sullo fondo blu, per dare quel tocco di femminilità che rompeva il rigore della divisa da lavoratrice.

E infine c’è il batik, di grande tendenza soprattutto nelle collezioni estive o freak. Questo pattern si ottiene con la stampa a riserva. Con la cera si disegnano alcune aree di stoffa che in questo modo si preservano durante i bagni di colore. In seconda battuta, un lavaggio in acqua bollente elimina i residui facendo emergere il pattern. Il procedimento può essere ripetuto all’infinito sovrapponendo diversi colori, per dare libero sfogo alla fantasia.

Vi abbiamo incuriosito? Appena sarà nuovamente possibile, vi aspettiamo in Fondazione Fashion Research Italy per mostrarvi gli esempi tratti dal nostro archivio di textile design.


Silvia Zanella
Archive Assistant dell’archivio della Fondazione Fashion Research Italy di Bologna, si è occupata della catalogazione e del condizionamento dei diversi fondi archivistici sin dalla loro costituzione, svolgendo anche attività di formazione sulle tematiche dell’archivistica di moda e dei processi di stampa tessile. Ha conseguito la laurea magistrale in Storia dell’Arte presso l'Università di Firenze e nella medesima città ha svolto uno stage post laurea presso il Museo Salvatore Ferragamo, dove ha collaborato all'organizzazione della mostra Un palazzo e la città, affiancando le attività della Direzione.

LOADING